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Non ha spazio in cui muoversi
quell’infinito che da troppo tempo è recluso
con un secondino davanti al cuore.
Sventolava bianca la bandiera
dalle grate del semicerchio dei Pontello
dove ci si parlava così un tempo.
Quando la strada si perdeva in un campo
e i nostri pensieri,
un pò più in là, ancora qui, nel tempo;
dove l’orgoglio fiorentino finiva
eravamo noi, la grande periferia di quegli anni.
Riconoscibili solo dalla poesia silenziosa
lasciata sventolare in cielo
nell’azzurro un pò grigio fra il viola e il bianco.
Qualche volta pioveva fango
e ci rincorrevano le divise coi manganelli
e io difendevo il mio uomo
e gridavo, ancora bambina,
"picchiate me, picchiate me, che lui è il vento"
Posavano le armi e mi frugavano nell’orgoglio
per portarmi via, anche loro
quel mio timido fazzoletto bianco
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Il vento da lontano
scompigliava del cuore i capelli
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Io ero una ragazzina ancora, lui era già vento.
Era un gemelli classe 56